sabato 20 marzo 2010

Shutter Island

La mano dell'artigiano Scorsese c'è tutta, ma si vede che è un film manieristico fatto per cercare di acchiappare un Oscar.

Ma non bastano le solite strizzatine d'occhio contro il nazismo, nè fare continue citazioni di antichi capolavori e neppure mettere in campo Di Caprio, Max von Sidow & C. per fare un film di sostanza con un messaggio educativo o, almeno, solo intrattenere il pubblico pagante.

Dopo lo stomachevole Quentin Tarantino di Inglorious basterds, un altro regista-mito si candida a portare il cane ai giardinetti.

3 commenti:

Gegio ha detto...

Non direi che Scorsese ha fatto un passo falso (e neanche Tarantino). La confezione è ottima, ma la trama è quanto di più visto nei thriller psicologici. A me poi sono piaciuti certi attimi, in cui sembrava di guardare Fuori orario, ogni tanto dedicato a certi film tedeschi anni '30.
Grazie per i voti espressi, torna a votare la prossima settimana!!!

Roberto Marsicano ha detto...

Sia Scorsese che Tarantino hanno tentato la carta Benigni: fare un film contro il nazismo per prendere l'Oscar.
Hanno toppato tutti e due!
Anzi, tutti e tre, se ci metti quel vomito blu viagra di Avatar.
Questo non è cinema.
E' prostituzione intellettuale!

Gegio ha detto...

Non mi pare si aggrappino tutti e tre al nazismo, anche se è un naturale ingrediente di certe trame, specie se vuoi inserirle in un contesto più ampio.
Vedere però Tarantino che ammazza Hitler, beh, nessuno se l'era ancora immaginato...pagina bellissima del cinema!!!