
Gli attori ci stanno, la regia no, il tema è fritto e rifritto, una specie di "Indovina chi viene a cena" dove invece del nero arriva il figlio gay, anzi due, un segno dell'arretratezza culturale del nostro cinema che preferisce il tema finto-impegnato del privato al confrontarsi con la terribile realtà dell'amoralità della vita pubblica.
Sceneggiatura ricca di scene inutili che rallentano e ammosciano una pasta che non riesce a lievitare.
Stilemi registici abbastanza stantii come l'infarto in diretta con la banalissima tirata di tovaglia imbandita; purtroppo Fantastichini non muore e dobbiamo sorbircelo per il resto del film con i suoi eccessivi pianti paterni e risate fasulle per mascherare la vergogna del figlio gay.
Uno spreco totale della professionalità della Occhini, - anche se un po' troppo caricata -, e quella di Lucetta Savino, sempre equilibrata; il personaggio di Elena Sofia Ricci è del tutto inutile, decorativa la Nicole Grimaudo, ma non si capisce a che serve.
Colonna sonora manieristica, fastidiosa, spesso inopportuna.
Un film noioso, farcito di riempitivi, anche ridanciani, al limite della caricatura, il tutto per far passare il tempo e giustificare il furto del biglietto.
Comunque potrebbe passare alla storia del cinema per la scena dell'abboffata di dolci, una delle cose più idiote mai viste su uno schermo cinematografico.